La soglia su cui siamo | CAS

Stiamo vivendo dentro una convergenza.

Accelerazione tecnologica.
Fragilità istituzionale.
Frammentazione culturale.
Incertezza ecologica.
Affaticamento psicologico.

Queste sono spesso trattate come crisi separate.

Non lo sono.

Sono espressioni di una condizione più profonda:
una perdita della coerenza attraverso le scale della vita.

I nostri strumenti sono diventati potenti.
I nostri sistemi sono diventati complessi.
Le nostre informazioni sono diventate sovrabbondanti.

Eppure molte persone – individualmente e collettivamente – si sentono disorientate.

Non perché mancano di conoscenza.

Perché mancano di allineamento.

Sotto a molto di questo disorientamento vi è una pena taciuta.
La pena per relazioni che si sono affievolite.
Per istituzioni che non proteggono più.
Per paesaggi che stanno cambiando.
Per dei futuri che si sentono meno certi di quanto fossero un tempo.

Questa pena non è una debolezza.
È un segno della sensibilità relazionale.
Emerge quando la cura scavalca la struttura,
quando l’amore incontra la frammentazione.

Quando viene negata, la pena s’indurisce nel cinismo, nel biasimo o nel ritrarsi.
Quando viene onorata, diventa una fonte di maturità.

Insegna la presenza.
Intensifica la responsabilità.
Chiarisce ciò che ancora è importante.

Un individuo che opera dalla maturità interiore e dall’allineamento,
e una civiltà di tali sovereign,
non sopprimono la pena.

Imparano a sostenerla con la cura e la gentilezza,
permettendole ispirare più sagge forme di azione.

–– Coerenza attraverso le scale. Un linguaggio civilizzativo –– https://coherenceacrossscales.org/work/manuscript

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