Un’altra mente aperta – Poesia Camera Otto

Un’altra mente aperta
(Camera 8)

C’era un fuoco dove il fumo si raccoglieva
danzando come fiumi privi di gravità
al ritmo dei tamburi.

A volte guardavo dentro il fumo
ma si arricciolava nascondendosi
con una cortina così opaca che potevo solo lacrimare.
Diventava la maschera della sua consumazione.
Il sogno della sua nuova vita.
La pelle vittoriosa sempre mutevole
eppure perpetua.

C’era un fuoco la notte scorsa
che proclamava notizia di un più nuovo testamento
che beve le lacrime, le bugie, le parole meschine, anche
le paure profonde che s’aggirano nell’opportunista.

Solitamente scantono quando chiama.
Per me, brucia troppo freddo
come uno skinwalker[1]  perduto in un corpo
divorato dal tempo.
A volte lo sognavo vivo
ed esso sfavillava – vivido sole –
più duraturo di una tomba.

Nei momenti di quiete
parlava come un codicillo di un qualche sogno ad occhi aperti
che le parole non potevano conservare.
Tempo è per te giunto di sollevare lo sguardo
dalla luminosità del fuoco
e proiettare le tue proprie ombre.
Le parole echeggiavano nell’oblio
come le stelle si disperdono con l’avanzare del risveglio del sole.

In queste fiamme io vedo la mia
consumazione giusta e appropriata.
Nel suo fumo
sono riposto come tanti barattoli
nello sgabuzzino delle scope.
Attendendo di fuggire.
Sollevando il piede per oppormi al pavimento.
Lottando per raggiungere la porta dentro questi barattoli
di aria sigillata.

Le storie sfuggono dalla mano dello scrittore
e mi inseguono come se io solo tenessi la loro vigilanza.
La loro stessa anima.
Quando invece queste storie non sono mai state raccontate.
Non hanno mai trovato parole
a cui afferrarsi nonostante incessantemente tentassero.

I fuochi accecano la natura.
Investono la loro vita nella sua morte.
Ma la fine è sempre un inizio
verso un’altra fine.
E i sogni del taciuto
sempre inseguono un’altra bocca,
un’altra mano,
un’altra mente aperta.

A volte guardo l’espressione di speranza vagare
e le chiedo di portare le sue fiamme più profondamente nel mio cuore.
Di bruciare un limpido senso di scopo.
Di bruciar via la crepa dello sciocco
e avvolgermi nella sua pelle di fumo.

A volte offro me stesso a queste fiamme
e so che loro ascoltano.
Immaginano il mio mondo.
La realtà si condensa intorno alle loro vesti ornate
come una torre di vetro riveste un guscio di acciaio.

A volte sento le fiamme mandarmi
parole, note, toni.
Incantamenti.
Prodotti di un altro tipo.
Minuscoli crogioli di terra che bruciano così luminosi
da poter accecare le bizzarre creature del sole.

E a volte, senza nemmeno pensare,
sbircio in queste fiamme
quando il fumo per un istante si dirada.
Lì, dietro la maschera,
è il mio futuro.
Il nostro futuro.
Il futuro.
Il presente in un altro mondo.
Che chiama un’altra bocca,
un’altra mano,
un’altra mente aperta.

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Originale: Another mind open https://www.wingmakers.com/content/poetry/

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Note

[*] Skinwalker – vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Skinwalker

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