Discorso del Lyricus n. 3 – La Natura della Conoscenza, 3/5 (R)

Lyricus 1Parte 3 di 5

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Insegnante: Il quadro, come dici tu, si trova nel servizio a un piano. Il piano è che le anime si aprano collettivamente a prendere coscienza della natura “singolare” dell’universalità come processo indiviso.

Noi ci spostiamo dal quartiere alla città, allo stato, alla nazione, al continente, all’emisfero, al pianeta, al sistema solare, alla galassia, all’universo locale, al SuperUniverso, al Grande Multiverso – la struttura onnicomprensiva della nostra unità collettiva.

A ogni gradino emergiamo vittoriosi da uno stato inferiore d’essere a uno in cui la nostra vita mostra sempre più la presenza della nostra percezione collettiva di ciò che è meglio per il percorso evolutivo messo in moto dalla Sorgente Primaria per il Grande Multiverso.

A volte, alzare gli occhi al cielo stellato è sufficiente a farci intuire che la nostra esistenza sulla Terra, i pochi anni che esistiamo in una forma umana rispetto all’infinità del tempo, non avrebbero davvero nessun senso di per se stessi. L’armonia del creato, sia esso sulla Terra con i suoi ecosistemi di flora e fauna, sia i moti planetari che quelli più ampi e impercettibili delle galassie, ci ricorda che anche noi siamo all’interno di questa armonia se solo ne vogliamo prendere coscienza.

… aprirsi collettivamente a prende coscienza della natura “singolare” dell’universalità come processo indiviso” significa – secondo me – che il fine è quello che tutti senza eccezione si arrivi veramente a rendersi conto in modo inequivocabile che tutte le diversità, siano esse biologiche o mentali o caratteriali, di specie umana o non umana, sono solo onde di uno stesso mare, e che quindi arrivare a vedere l’”universalità” dell’esistenza veramente come un unico processo di inter-correlazioni, inter-dipendenze e sostegno reciproco. Così come la vita tiene insieme, nutre e sovrintende il funzionamento di ogni singolo nostro organo e singola cellula, ciascuna diversamente specializzata rispetto alle altre, allo stesso modo questa stessa vita sostiene e nutre ogni altra differenza fuori di noi in qualsiasi forma la possiamo osservare.

In Il Mio Messaggio Centrale delle Trasmissioni della Sorgente Primaria (TSP) è scritto:

Potrei risvegliare ognuno di voi alla nostra unità in questo stesso momento, ma c’è un disegno più grande – una visione più inclusiva – che vi pone nei confini del tempo e nelle dimensioni di spazio della separazione. Questo disegno richiede una progressività verso la mia totalità che vi ri-familiarizzi alla nostra unità attraverso l’esperienza della separazione. Il vostro risveglio, pur lento e a volte doloroso, è assicurato, e soprattutto di questo dovete aver fiducia.”

Il piano, quindi, è una progressiva riunificazione verso l’unità primigenia che sarà così arricchita dalle esperienze vissute nella separazione da ogni singola parte separata. E questo non intende soltanto tra noi esseri umani, che ci consideriamo specie separata dalle altre presenti sulla Terra e con le quali abbiamo un rapporto di superiorità, quando non di sopraffazione. Questa riunione prevede un’integrazione ancora maggiore che considera non soltanto l’Universo da noi conosciuto (e i suoi abitanti nelle loro diverse forme o veicoli dell’anima) ma anche con ciò che della creazione neppure possiamo avere conoscenza. Sarà così che l’esperienza di uno sarà anche l’esperienza di tutti. Ne Il Mio Proposito Centrale delle TSP è scritto:

La mia volontà coltiva l’avanzamento del progresso sistematico umano con l’esplicito proposito di fondere la specie umana con le altre specie di universi differenti. Poiché la mia natura è settuplice, ci sono sette universi che includono il mio corpo. In ciascuno di questi, una specie con uno specifico modello di DNA è proiettata e nutrita dalla Sorgente d’Intelligenza per esplorare il suo universo materiale. Ognuna di queste specie è inviata dalla Razza Centrale nell’universo che è stato creato per svelare il suo (della specie) potenziale e visione-seme. In un lontano futuro la vostra specie convergerà con altre sei specie che riunificheranno il mio corpo come estensione vivente della creazione conosciuta.

Studente: D’accordo, dunque è questa la ragione? Essere semplicemente capaci di mantenere la prospettiva di ciò che è meglio per il Grande Multiverso? Come potrei mai sapere una cosa simile?

Insegnante: Non puoi.

Studente: Così, eccomi di nuovo frustrato dal non sapere. Sembra che questo sia il tema ricorrente delle faccende spirituali.

La frase “eccomi di nuovo frustrato dal non sapere”, mi ha portato alla mente uno dei testi più belli tra i miei preferiti: La nube della non-conoscenza [1]In questo testo di un anonimo mistico inglese del 1300, viene riportata l’esperienza di “inconcepibilità e impossibilità di conoscere” il divino da parte dell’uomo mortale tramite la mente e la percezione sensibile, che può avvenire solo attraverso l’amore, ciò che tutto unisce e rende vivo. Nel materiale dei WM, questo punto di comunione e comunanza è chiamato “tono di eguaglianza”.

Insegnante: È solo perché consideri il processo indiviso, salti alla sua conclusione e lo vuoi portare più vicino alla tua realtà di adesso. La tua pazienza è vinta dalla visione di quello che sarà.

Non abbiamo la possibilità di sondare Tutto Ciò Che È nella sua completezza e tanto meno presumere di portare l’infinito nella limitazione. Tuttavia, se siamo abbastanza pazienti e umili nel frazionare in piccoli bocconi ciò che possiamo ingerire, abbiamo la possibilità di entrare sempre più in confidenza con aspetti diversi dell’unità. La difficoltà consiste nel mantenere costante la percezione che ciò che percepiamo o viviamo sono parti e frammenti separati solo dalla nostra incapacità di com-prensione.

Studente: Capisco. Ma cosa posso fare?

Insegnante: Definire la conoscenza che hai bisogno di raggiungere a ogni gradino del tuo processo. Non affermare di aver bisogno della conoscenza di Dio prima di avere la conoscenza del tuo mondo terreno o la conoscenza del tuo strumento umano. Frammenta il tuo conoscere nel contesto del tuo progetto.

Considerata la mole di informazioni più o meno metafisiche da cui siamo sommersi, è davvero difficile capire se qualcosa sia vero o fasullo, oppure sia in parte vero e in parte falso e poi distinguere nelle parti dov’è il vero e dov’è il falso. Un tempo si prendevano per indemoniati persone che soffrivano di epilessia o altre turbe che la scienza attuale ha riconosciuto come malattie talvolta curabili e altre volte solo controllabili. Ora la scienza accademica, grazie a strumenti sempre più sofisticati e una maggiore apertura mentale verso l’invisibile, comincia a indagare anche nel mondo del paranormale (para=accanto, cioè ciò che aleggia “fuori  o intorno” al normale). Quindi, anche esperienze che potevano essere ritenute spirituali, ora vengono osservate come appartenenti comunque alla sfera umana fisica. Per alcuni questa non è una bella notizia, perché per via di tale fraintendimento sono state attribuite a persone in tal senso dotate delle qualità “spirituali” che forse non sono veramente tali.

Nell’invito dell’insegnante a “definire la conoscenza a ogni gradito del tuo processo”, leggo l’invito al discernimento di ciò che è effettivamente ogni elemento. Così come le parole contengono il doppio aspetto di significante/significato [2], altrettanto le esperienze umane devono essere considerate nei loro aspetti di forma e contenuto/origine.

Studente: In che modo?

Insegnante: Tu sei un corpo fisico con impulsi e istinti emozionali complessi; sei anche un sistema di nervi e rilevatori di dati che alimentano la consapevolezza e il cervello. Per di più, sei una coscienza collettiva che abbraccia la tua intera specie e il tempo. Questi elementi comprendono il tuo strumento umano.

Come la maggior parte di chi cerca, tenti di comprendere la sostanza misteriosa del tuo spirito più profondo – il Navigatore di Totalità – prima di aver compreso lo strumento umano. E per di più, cerchi anche di capire il Creatore e sostenitore del Navigatore di Totalità prima di capire il tuo spirito più profondo.

Hai intuito il processo indiviso perché esso è deposto in te, ma se forzi al limite la tua capacità di comprensione è perché cerchi di conoscere le stelle prima di conoscere il pianeta su cui vivi. E io ti chiedo, a che serve conoscere le stelle quando la propria casa è mal compresa?

La risposta dell’insegnante è di una chiarezza estrema. Com’è possibile distinguere tra ciò che rientra nelle capacità dello strumento umano nel suo pieno potenziale manifesto e qualcosa che va oltre tale manifestazione? Se si conosce e si reputa totale una “normalità” al 30%, viene facile attribuire a un qualsiasi altro aspetto che rientra nel restante 70% attributi “metafisici”. Se non si conoscono i meccanismi della mente, le abitudini dettate da traumi emotivi o imprinting genetici o culturali, come è possibile distinguere ciò che è propriamente proprio da ciò che si è acquisito. Se non riusciamo a liberarci da una banale abitudine, da un vizio che pure si riconosce come dannoso, quale grado in forza di volontà abbiamo da impiegare in ben altre imprese e conoscenze?

Studente: Stai dicendo che devo studiare il mio corpo e la mia mente prima di studiare l’anima?

Insegnante: No, dico che la conoscenza di Dio che cerchi si trova a ogni gradino del processo indiviso. Non si realizza con un’esperienza rivelatrice improvvisa e inafferrabile alla fine del viaggio. Si trova a ogni passo lungo la via.

Comprendere che tutto ciò che sperimentiamo e osserviamo separato da noi è solo una frazione di un tutt’uno che non siamo in grado di percepire con i sensi e la ragione, ci permette di non separare e non giudicare, data la mancanza degli elementi accessori. Allo stesso modo, ogni parte facente parte del Tutto è un portale al Tutto stesso. Quindi, in questo contesto, l’abilità consiste nel dividere senza dividere, riconoscere la parte come parte e non come “a sè stante”. Questa presenza e possibilità è costantemente presente perchè non è mai separata.

Studente: Sì, capisco il concetto. L’ho ascoltato molte volte in passato, ma sento che qui tu stai facendo una particolare distinzione.

Insegnante: Forse. Sto solo raccomandando di capire il veicolo dell’anima prima di cercare di conoscere il suo creatore. Altrimenti, se prima incanali la tua energia nel capire il Creatore, lo vedrai marginalmente, e questa conoscenza parziale deformerà la tua comprensione del veicolo dell’anima e dell’anima al suo interno.

Il materiale e lo spirituale non sono distinti, sono inestricabilmente uniti. La nostra realtà dominante resta questo mondo materiale e solo attraverso di esso abbiamo qualche speranza di poter sperimentare il mondo spirituale, perché quest’ultimo è il suo vero elemento vivificante e ragione della sua esistenza, poiché è dall’immanifesto che origina il manifesto.

Studente: Ma come saprò che la comprensione che ho del veicolo dell’anima è adeguata così da potermi poi imbarcare a comprendere la mia anima?

Insegnante: Lo strumento umano è un incredibile composito di straordinari collegamenti tra il mondo materiale e il mondo non-fisico. Quando li avrai compresi, questi collegamenti ti guideranno alla comprensione dell’anima dentro di te.

[continua]

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[1] La Nube della Non-Conoscenza (Wikipedia)

[2] Vedi anche “Fate attenzione alle parole

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Discorsi del Lyricus revisione 2013

– Discorsi del Lyricus Integrale (Raccolta dei 6 Discorsi del Lyricus, file unico)

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