Discorso del Lyricus n. 3 – La Natura della Conoscenza, 2/5 (R)

Lyricus 1Parte 2 di 5

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Insegnante: Conosci ciò che vuole la Sorgente Primaria?

Studente: No, ma penso di aver l’idea di ciò che è in linea con il volere della Sorgente Primaria e quello che non lo è.

Insegnante: Se sai davvero ciò che è in linea e cosa no, avresti allora bisogno di conoscere la volontà della Sorgente Primaria?

Studente: Voglio dire che so la direzione generale o l’intenzione del volere di Dio.

Insegnante: Ma non i dettagli?

Studente: Esatto. Io so che ciò che è amore e luce è allineato alla volontà di Dio, e ciò che è male o tenebre non lo è. Ma potrei non essere in grado di distinguere le sfumature più sottili di luce e tenebre, o di bene e male.

Di nuovo lo studente ripropone il Dio duale del dialogo iniziale: giudizio buono/cattivo e l’insegnante torna a portare l’attenzione sulla “conoscibilità” di una qualunque cosa che riguardi il divino. Nel dialogo precedente riguardava la “conoscenza”, mentre in questa discussione il tema è la “volontà” di Dio.

Insegnante: Capisco. E come sei arrivato a questa conclusione?

Studente: È quello che mi è stato insegnato.

Noi siamo una “costruzione di conoscenze acquisite”; qualcuna per via diretta (esperienza) e la maggior parte per via indiretta (insegnamenti). Il termine “educazione” trae la sua origine da “ex-duco = porto fuori”, e questa è l’arte del dialogo socratico, l’arte della maieutica (della levatrice, che aiuta il bambino a venire alla luce). Nella nostra società, per educare si intende l’esatto contrario del suo significato, poiché, in realtà, più che “tirar fuori” ciò che è dell’individuo, si “mettono dentro” comportamenti, richieste e conformismi di ogni genere, così da assicurare alla società una “normalità” e non venga espressa (se non marginalmente) l’autenticità dell’individuo.

Insegnante: E chi te lo ha insegnato?

Studente: I miei maestri, i libri che ho letto. Tutti credono in questo, no?

Insegnante: E poiché ti è stato insegnato che la volontà di Dio è conoscibile, tu credi di poter emettere il giudizio che un’azione amorevole è allineata, mentre una cattiva azione non lo è.

Solo poco prima l’insegnante aveva ribadito che la conoscenza di Dio non è trasmissibile. Tuttavia, se un concetto non viene interiorizzato e fatto proprio, non è facile riconoscere gli ambiti di una sua applicazione. È come dire che se non si vede la presenza di un triangolo all’interno di una figura geometrica più complessa, pur conoscendone la formula, il teorema di Pitagora resta una pura astrazione. 

Studente: Fondamentalmente, sì.

Insegnante: E se ti suggerissi che comprendere il volere di Dio è la stessa cosa dell’avere la conoscenza di Dio?

Studente: Non sono sicuro di aver capito cosa intendi.

Insegnante: Cosa pensi che intenda? Sforzati di esprimere i tuoi pensieri, non importa quanto nebulosi possano essere. A volte la nebbia si solleva solo quando ci si sforza di guardarvi attraverso.

Lo studente è confuso e l’insegante, coerente con il metodo adottato, invece di rispondergli con una sua propria spiegazione lo invita a esprimere – e quindi a distinguere – ciò che ha capito da ciò che lo confonde. Ecco che tramite la “limitazione”, cioè nel definire e circoscrivere ciò che  confonde, si permette a qualcosa di “s-definito” di “esistere e manifestarsi” e quindi essere conosciuto.

La nostra mente, pur essendo elastica, è limitata e può comprendere (= prendere dentro di sé, capire e assimilare) solo ciò che le è simile per natura, cioè qualcosa che a sua volta sia “limitato”. Così, l’invito dell’insegnante al suo studente può essere considerato anche una buona regola generale: quando si vuole capire qualcosa bisognerebbe fare uno sforzo di “definizione”. E qui, di nuovo, entriamo nel cuore del significato delle parole, perché “definire” etimologicamente significa “porre dei confini, delimitare”.

Studente: Ho la sensazione che tu mi stia suggerendo che se capisco ciò che il Creatore desidera dalla sua creazione, acquisirei anche una componente chiave della conoscenza di Dio. In altre parole, per avere la conoscenza di Dio, io devo sapere ciò che Dio vuole da me, quello che Lui desidera che io diventi.

Insegnante: E cosa pensi che Dio voglia che tu diventi?

Studente: Libero.

Insegnante: Dalla limitazione?

Studente: Sì. Esattamente

Il DLy-3 è un dialogo piuttosto impegnativo, lo studente è sempre messo all’angolo dalle sue stesse parole, che l’insegnante impietosamente gli ribalta. Mi sembra che in tutti i Discorsi del Lyricus,l’nsegnate sia retto da un’intenzione precisa nei confronti del suo studente che, in parole povere, può essere riconducibile alla domanda: “Sai quello che dici e di cosa stai parlando?

A questo punto segue uno scambio che riguarda la logica spirituale. A volte, quando non siamo capaci di darci una spiegazione, attribuiamo a una volontà divina imperscrutabile l’illogicità del nostro pensiero. Lo studente si appiglia a una serie di nozioni che gli sono state “insegnate”. Tutte le sue aspettative sono riposte nell’idealizzazione di una meta  acquisita dall’esterno.

Insegnante: La Sorgente Primaria desidera che tu viva senza limitazioni però crea un veicolo dell’anima e predispone che questo veicolo dell’anima viva dentro ciò che è radicato nella limitazione. Perché pensi che sia volontà di Dio che tu ti scrolla di dosso le tue limitazioni?

Studente: Perché se io non ho limitazioni, sono libero dalle cose che riducono la mia consapevolezza spirituale.

Insegnante: E cosa farai, allora, quando sarai libero da tutte le limitazioni?

Studente: Non ne sono proprio sicuro, ma sarà piena beatitudine e somiglierà a ciò che Buddha ha chiamato Nirvana – libertà dal desiderio.

Insegnante: Perché, allora, il Creatore ti avrebbe creato e posto in un veicolo dell’anima vincolato a una realtà di limitazione, avrebbe costruito una complessa scuola universale e organizzato una folta schiera di istruttori per istruirti e farti poi entrare nel Nirvana o in uno stato di beatitudine?

Studente: Non lo so. Questo è in parte ciò che cerco di capire.

Insegnante: Sei sicuro?

Studente: Beh, è certamente una delle cose che sto cercando di capire.

A parer mio, lo studente neppure aveva riflettuto sul quadro d’insieme presentatogli dal suo Insegnante. Comunque, qui l’Insegnante mette anche in discussione ciò che ci viene insegnato come fine ultimo dell’incarnazione (sia come vita singola o processo di numerose vite) secondo le varie religioni: il Paradiso/Inferno per alcuni, il Nirvana per altri, la Beatitudine per altri ancora. Da questi concetti ultimi sembra che, a prescindere dalla cultura, la religione veda come meta finale una specie di “premio legato a una soddisfazione personale”, cioè a un qualcosa che ci può già piacere mentre siamo incarnati. Del resto, come potremmo immaginare qualcosa che sia per noi oltre l’immaginabile?

Insegnante: Se stai cercando di comprenderlo, allora rispondi alla mia domanda.

Studente: Ma non so la risposta.

Insegnante: Cerca di articolarla al tuo meglio.

Studente: Sono d’accordo che non abbia senso che Dio mi istruisca nelle vie dell’universo e poi mi lasci semplicemente a goderlo, ma non so cos’altro potrei fare. Nessuno ha mai dipinto questo quadro con chiarezza.

Stimolato nuovamente dalla richiesta di definire la sua non-comprensione, lo studente mostra una volta di più di poter riferire solo ciò che gli è stato trasmesso da lui accettato automaticamente, ammettendo di non saper cosa rispondere perchè “nessuno ha mai dipinto questo quadro con chiarezza”.

[continua]

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Discorsi del Lyricus revisione 2013

Discorso del Lyricus n. 3 – La Natura della Conoscenza

– Discorsi del Lyricus Integrale (Raccolta dei 6 Discorsi del Lyricus, file unico)

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