Discorso del Lyricus n. 1 – Sperimentare il NdT., 2/2 (R)

Lyricus 1Parte 2 di 2

Studente: Allora perché provo questo desiderio? Chi mi ha messo in testa di essere in grado di sperimentare questo sé più profondo o frammento-Dio?

Insegnante: Se si fa esperienza del vento, non si capirebbe di più dell’uragano? – Se si ha avuto esperienza della pioggia, non si capirebbe ancor di più dell’uragano? – Se non avessi sperimentato un uragano ma avessi avuto esperienza del vento e della pioggia, non potresti immaginarlo meglio rispetto al caso in cui non avessi mai neppure sperimentato vento e pioggia?

Lo stesso vale per il frammento-Dio all’interno dello strumento umano. Tu puoi avere l’esperienza dell’amore incondizionato, della bellezza suprema, dell’armonia, della deferenza e della totalità, e pertanto sai immaginare le caratteristiche e le capacità del frammento-Dio in te. Alcuni insegnanti hanno semplicemente sfiorato un poco più di altri i lembi del frammento-Dio ma, ti assicuro, nessuno è entrato nelle sue profondità mentre viveva in uno strumento umano.

Studente: Ma alcuni insegnanti non viaggiano fuori dal corpo?

Insegnante: Sì, ma continuano a vivere in uno strumento umano mentre viaggiano. Tutto quanto ho detto continua a valere.

L’istanza di connessione con il nostro sé più profondo è reale, ma appartiene a una realizzazione che non può essere soddisfatta nel mondo della limitazione. La capacità che lo strumento umano ha di sperimentare gli “effetti” della presenza del suo sé più profondo gli permette di arrivare a immaginarsi la vastità e potenza di quest’ultimo, ma non gli permette di vivere direttamente nella sua pienezza. In altro testo e con altre parole:

“L’esperienza trasformativa va ben oltre la calibrazione della vicenda umana, proprio come le stelle nel cielo sono oltre ogni contatto con la terra. Potete vedere le stelle con gli occhi umani, ma mai toccarle con le mani. Allo stesso modo, si può intravedere l’esperienza trasformativa con lo strumento umano, ma non è possibile sperimentarla con questo stesso strumento.” (Filosofia, Camera 1)

Poi c’è l’esempio del pesce volante, che ha la caratteristica di potersi librare in aria per parecchi secondi grazie alla conformazione particolare delle sue pinne pettorali. Pur avendo delle pinne che gli permettono un’azione che noi associamo al “volo”, non è che di per sé voli o sia diverso da un qualsiasi altro pesce dell’oceano. Nel Discorso tale è anche la condizione degli insegnanti spirituali che hanno avuto una maggiore percezione del loro sé più profondo, si sono forse librati più in alto di altri e hanno forse mostrato capacità che sembravano o sembrano straordinarie, ma vivendo nello strumento umano soggiaciono alle medesime limitazioni.

Inoltre, pur percependo le istanze proprie della nostra realtà animica (Navigatore di Totalità/Coscienza d’Entità), a causa della profonda identificazione con il nostro strumento umano (corpo-emozioni-mente) facciamo confusione su ciò che attiene ai diversi piani di coscienza che s’intersecano in noi. 

C’è un essere eterno che nella pace e nell’amore osserva una mente 
affannarsi e tormentarsi, e le sussurra che solo la vita esiste e che mai morirà, ma questa
 mente – fatta della stessa sostanza del mondo che conosce – attribuisce questo sussurro di eternità a se stessa e al corpo che vede riflesso. (Scriba)

Studente: Ma io sento che posso, e anche dovrei, toccare questo frammento-Dio.

Insegnante: Chiunque sia sintonizzato con le più alte vibrazioni del proprio sé più profondo lo sentirà e ne sarà guidato. L’unica differenza è che io sono contento di sapere che non lo sperimenterò mentre sono incarnato in uno strumento umano.

Ciò che collega lo strumento umano al suo Navigatore di Totalità non è il contatto materiale ma una “sintonizzazione” con le sue vibrazioni. Il Navigatore di Totalità non appartiene al piano del Tempo-Spazio ma a quello del Non-Tempo (vedi Diagramma dell’Architettura della Coscienza Individualizzata), e la sua presenza si manifesta come spinta a ricercare, appunto, la Totalità (o Unione) con tutta la creazione.

Studente: E cos’è che ti dà questa soddisfazione che io non ho?

Insegnante: La capacità di incanalare la mia energia in questo mondo piuttosto che usarla all’inseguimento di un altro.

Lo studente cerca la soddisfazione là dove non può trovarsi, provando quindi un senso di frustrazione continuo. La soddisfazione che invece l’insegnate trova è data dal suo lavoro consapevole nell’interazione con questo mondo piuttosto che nel continuo tentativo di raggiungere un miraggio.

Studente: Come posso controllare questo desiderio, questa ambizione?

Insegnante: Vivi in questo mondo con tutta la tua passione e intensità. Vedi il frammento-Dio in questo mondo, anche se è solo un faro smorzato o una fioca luce. Vedilo! Nutrilo! Non essere tanto pronto a cercarlo nelle profondità del tuo cuore o della tua mente, dove pensi si possa trovare.

Il frammento-Dio non è esclusiva nostra ma di tutta la creazione. È il tono d’uguaglianza che giace al di sotto di tutto ciò che vive o esiste, non solo su questa Terra ma ovunque nel nostro Universo e nel più grande Multiverso.

Osservare e nutrire questo frammento-Dio ovunque si trovi o si celi sono due dei tre Principi di Vita della Sorgente Primaria.

Ci sono tre particolari principi di vita che accelerano l’esperienza trasformativa e aiutano ad allineare lo strumento umano con il progetto della Sovranità Integrale. Questi sono: 1) La Relazione con l’Universo tramite la Gratitudine – 2) L’Osservanza della Sorgente in tutte le cose – 3) Il Nutrimento della vita. Quando gli individui applicano questi principi, la loro esperienza della vita rivela un più profondo significato nei suoi apparentemente casuali avvenimenti, sia in ambito universale che personale.” (Filosofia, Camera 1)

E non si trova solo nel nostro cuore o della nostra mente.

“Non è l’immagine che unifica il mosaico, ma la parete su cui aderiscono le sue tessere. Allo stesso modo, la Sorgente Primaria dipinge un quadro così diverso e apparentemente scollegato da sembrare che non ci sia alcuna unificazione. Tuttavia non sono le manifestazioni esterne che unificano, ma è il centro interiore di energia sul quale sono posti i frammenti della diversità a unificare tutte le manifestazioni.” (Filosofia, Camera 1)

L’origine e il destino dell’esistenza sono il tono d’uguaglianza della vita. Ascoltate questo tono – questa frequenza vibratoria – e seguitelo a ritroso nelle fondamenta dove tutte le cose sorgono e ritornano.” (Filosofia, Camera 2)

Studente: Ma sembra una cosa così passiva, come se dovessi accontentarmi di sperimentare questo mondo e non tentare di cambiarlo. Mi sento come se fossi qui con la missione di valorizzarlo, di cambiarlo in meglio, e stessi perdendo una qualche esperienza, una qualche capacità di farlo. Cos’è che sento e perché?

Voler “cambiare il mondo in meglio” è, in genere, ritenuta una delle aspirazioni umane più nobili. Questo tema sarà anche sviluppato nel testo l’Attivismo Spirituale, dove:

“Attivismo spirituale non significa risolvere i problemi del mondo dando energia a cause sociali e aumentando la polarità tra chi si preoccupa e chi no, o tra coloro che credono nella soluzione “x” e quelli che credono nella soluzione “y”. Si tratta di una distinzione sottile perché la volontà di fare il bene nel mondo è spesso accompagnata dalla separazione.” (EVT3, L’Attivismo Spirituale)

Insegnante: Quando sperimenti il calore del sole, modifichi il sole?

Studente: No.

Insegnante: E se ha in mano un pezzo di ghiaccio, lo modifichi?

Studente: Sì, comincia a sciogliersi.

Insegnante: Dunque ci sono cose che puoi solo sperimentare e ci sono cose che puoi modificare.

Studente: E dovrei riconoscerne la differenza.

Insegnante: È cosa utile.

Studente: Lo so è elementare.

Insegnante: Tu lo sai, è vero, ma non l’hai messo in pratica. Praticare la discrezione e il discernimento è un principio di vita, e nonostante la gente pensi che questo sia un concetto elementare, c’è una decisa differenza tra il vivere la vita in uno stato di realizzazione o, per come tu poni la questione, di frustrazione.

Le cose hanno anche loro una ragione di esistere, nascono e restano se sono utili all’economia della vita stessa. Ci sono imprese impegnative che vengono realizzate con relativa facilità e cose magari meno importanti che faticano a decollare. C’è un ordine superiore anche nella manifestazione di ciò che l’uomo vuole o può manifestare; riconoscere e allinearsi a questo ordine superiore rientra in questo discernimento.

Studente: Dunque non posso cambiare – e devo accettare – il fatto che il frammento-Dio dentro di me sia inconoscibile per la mia mente umana. È questa la lezione da apprendere?

Talvolta di fronte a un’impossibilità viene più facile trovare giustificazione al non-fare piuttosto che al fare in un altro modo.

Insegnante: Il concetto di frammento-Dio ha potere. Può essere contemplato, ma non può essere sperimentato come realtà dominante in uno strumento umano. Con questo approccio contemplativo puoi imparare il discernimento, e attraverso il discernimento imparerai come orientarti nel mondo delle ombre e degli echi in modo tale da apportare i cambiamenti che sono in accordo con gli obiettivi della Sorgente Primaria. 

L’insegnante non accetta una rinuncia all’azione, ma porta l’attenzione al modo con cui il limite stesso invita al suo superamento. Il limite è, in questo caso, funzionale al compito specifico dello strumento umano. Qui ci viene detto che il concetto di frammento-Dio ha un suo potere intrinseco, e l’invito è che sta  a noi agire accettando l’idea della sua presenza senza pretendere un contatto sensoriale esplicito. Ciò mette in moto una serie di processi che permettono al nostro strumento umano (noi come corpo-emozione-mente) di acquisire quel discernimento utile a muoverci nella realtà che ci circonda sapendone riconoscere i diversi aspetti che la compongono, di sostanza e di apparenza.

Se questo è un mondo di ombre e di echi, dato che viviamo in esso, potremmo pensare di essere anche noi un’ombra e un’eco – e proprio perché tali avere quell’influenza che la Sorgente Primaria non potrebbe esercitare senza uno strumento adeguato all’ambiente del suo intervento, poiché noi siamo – insieme al nostro strumento umano – i suoi “avamposti di forma”.

Insegnante: Tu manifesti all’esterno la volontà del frammento-Dio invece di cercarne l’esperienza. Facendo così elimini la paura e le energie di frustrazione che si agitano nella tua mente.

Il suggerimento è di non perdere tempo a cercare un’esperienza che non ci è dato avere per la condizione stessa in cui ci troviamo (non pensare di poter travasare tutta l’acqua del mare in una buca con una conchiglia). Con le azioni generate dalla natura del nostro sé più profondo, noi realizziamo il nostro scopo di essere in questo mondo di ombre e di echi, liberi dalla frustrazione generata da un’improduttiva agitazione mentale.

Le azioni sono i nostri strumenti – Azioni di energia intelligente e divina – Immaginate dalla nostra natura più elevata – Portate alla consapevolezza dal profondo del nostro cuore.”  (EVT2)

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Discorsi del Lyricus revisione 2013

– Discorso del Lyricus  n. 1  – Sperimentare il Navigatore di Totalità

– Discorsi del Lyricus Integrale (Raccolta dei 6 Discorsi del Lyricus, file unico)

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