Vibrazioni, (R)

Studente: Questa mattina mentre meditavo, mi sono trovato distratto dai rumori fatti dai miei compagni di studio. C’è una tecnica per bloccare queste distrazioni così da potermi meglio concentrare durante la mia meditazione?

Insegnante: Che cosa speri di ottenere con una migliore concentrazione?

Studente: Praticherò la mia meditazione con maggiore chiarezza e la cosa, a sua volta, mi porterà a una percezione più profonda.

Insegnante: Capisco. E questa percezione più profonda include la percezione che il mondo esterno non è una distrazione per il mondo interiore, ma è piuttosto un catalizzatore per l’apprendimento?

Studente: Così, dici che non dovrei preoccuparmi delle distrazioni quando pratico la meditazione?

Insegnante: Non ti preoccupa la fonte della tua distrazione?

Studente: Suppongo di sì. Ma se queste distrazioni…

Insegnante: Sono fenomeni del mondo esterno – vibrazioni che viaggiano nell’etere provenienti da sorgenti sulle quali non hai controllo. Questo e niente più.

Estratto da: Discorso del Lyricus n. 5

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Quello della distrazione durante la meditazione (o in una qualsiasi attività) è un’esperienza molto comune che ci fa sentire frustrati e, in qualche modo, impotenti. Desiderio, necessità e volontà vengono messi a dura prova dal mondo esterno che fa di tutto per penetrare nello stato che si vorrebbe raggiungere.

E questa percezione più profonda include la percezione che… ?”

Una percezione più affinata prevede l’oltrepassare i limiti della percezione precedente… Così dovrebbe essere che durante una pratica consapevole si possano vedere più chiaramente situazioni che in genere tendono a sfuggire; una di queste è quella di attribuire a una causa esterna ciò che succede durante la pratica stessa. Nel procedere lungo un percorso di apprendimento, quindi, si arriva a riconoscere che spesso le cose sono proprio l’opposto di quel che si credeva e, con il ribaltamento di posizione, un problema esterno e oggettivo si rivela essere interno e soggettivo.

 “… il mondo esterno non è una distrazione per il mondo interiore, ma è piuttosto un catalizzatore per l’apprendimento…

Negli insegnamenti del Lyricus,  alla consueta visione di un mondo “là fuori” che congiura contro le proprie aspirazioni, si oppone quella di un mondo che interagisce con noi e che è funzionale allo sviluppo di una nostra comprensione e presa di coscienza più profonda. All’interno di questa visione si dischiudono le occasioni di riconoscere aspetti meno evidenti di noi stessi. Superare un proprio limite di percezione è una conquista che apre a nuove possibilità e ci fa sentire un po’ più liberi – ma anche accettare un proprio limite è liberatorio, è un atto di umiltà che fa sentire in pace con se stessi.

Il concetto che l’universo è nostro partner in ogni istante della nostra vita viene presentato più volte sia nella Filosofia che nel Lyricus. Tuttavia, questa partnership è stretta al livello dell’”entità” che noi siamo,  e solo di conseguenza si manifesta nel mondo tridimensionale in cui vive la personalità che si identifica con lo strumento umano (corpo fisico). Pertanto, in questa visione, gli accadimenti sono energetiche condensate nella materia la cui finalità è definita in un contesto superiore, quello dell’apprendimento e dello sviluppo della coscienza d’entità.

Non sono distrazioni. Sono fenomeni del mondo esterno – vibrazioni che viaggiano nell’etere provenienti da sorgenti sulle quali non hai controllo. Questo e niente più.

Qui rimando a un particolare del diagramma “Gerarchia delle vibrazioni” presentato nel testo “Coerenza della Coscienza Evolutiva”.

In questa illustrazione, lo Strumento Umano è materia (Molecole/DNA) ed è separato/collegato al Mondo delle Forme (o Brodo Vibratorio) dalla Zona di Interfaccia. C’è quindi una zona che fa da ponte tra la fisicità (limitazione) e un qualcosa privo di limitazioni (vibrazioni) dove tutto è mescolato (brodo). Da questo “brodo vibratorio” emergono le “forme”, quindi il mondo percepito dallo strumento umano attraverso le sue macro-componenti di corpo fisico (5 sensi, cervello, ecc.), emozione (sensori interni), mente (elaborazione) che individuano, raccolgono e organizzano all’interno di questo “brodo” le vibrazioni a cui poi daranno forma secondo la sensibilità del proprio apparato (l’elemento delimitante).

Rimando anche a un breve video di presentazione della Kabbalah, dove ai minuti 1:34 – 4:14 viene illustrato proprio questo concetto.

Il controllo, se tale termine ha per qualcuno realtà fattiva, non può avvenire sulla fonte che produce le vibrazioni in cui siamo immersi, ma può avvenire solo a livello personale, interiore, di traduzione delle vibrazioni che colpiscono gli strumenti particolari che compongono la più complessa macchina del nostro corpo fisico; quindi, tutt’al più, sulla modificazione che possiamo operare sul nostro individuale strumento umano (o, se si preferisce, sulle vibrazioni che danno forma ai nostri strumenti di percezione delle vibrazioni).

Questo mi porta alla mente una divinità della mitologia romana, il dio Termine (chiamato anche Limite). Ho sempre trovato particolarmente affascinante ed efficace l’antica mitologia romana autoctona, che precede l’assimilazione della mitologia greca. In generale, mi piace considerare le divinità mitologiche come uno “stato vibratorio” di qualcosa che produce poi una “dinamica o forma” sul piano terreno. Il dio Termine è una delle “divinità” mitologiche con cui ho un rapporto diretto :-). Trovo che analizzando i vari elementi del suo mito si possano trarre utili informazioni per inquadrare e gestire i propri limiti e quelle limitazioni – reali o immaginarie – che si vivono come ineludibili.

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