Coerenza, (R)

La luce comune è non-coerente perché omnidirezionale e le onde luminose non sono in fase tra loro, pertanto manca di una struttura che ne moltiplichi l’energia. Il laser, invece, genera una luce intensa perché è costituito da onde di luce coerente, allineate direzionalmente e in fase, a supporto e rinforzo. È per questo che i laser possono assolvere a funzioni alle quali la luce normale non è in grado di assolvere.

Allo stesso modo, le virtù del cuore riescono a produrre risultati straordinari e apparentemente soprannaturali quando sono coerenti in una persona o in un gruppo di persone. Ciò richiede che il livello delle virtù del cuore sottese o implicite (la fonte interiore) e il loro corrispondente esplicito (azione/comportamento) siano coerenti. Coerente, in questo caso, significa come un unico nell’autenticità e nella sincerità.

Estratto da: L’Arte dell’Autenticità

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È la natura stessa a offrirci gli insegnamenti che ci occorrono per raggiungere le nostre mete spirituali. Infatti, la natura è perfetta e senza macchia, mai ipocrita, sempre imparziale e conseguente. In questo caso, l’esempio propostoci è quello del laser. Qui sotto un estratto di quanto riporta Wikipedia al riguardo.

Il laser è un dispositivo in grado di emettere un fascio di luce coerente, monocromatica e, con alcune eccezioni, concentrata in un raggio rettilineo estremamente collimato attraverso il processo di emissione stimolata. Inoltre la luminosità (brillanza) delle sorgenti laser è elevatissima a paragone di quella delle sorgenti luminose tradizionali. Queste tre proprietà (coerenza, monocromaticità e alta brillanza) sono alla base del vasto ventaglio di applicazioni che i dispositivi laser hanno avuto e continuano ad avere nei campi più disparati: l’elevatissima brillanza, data dal concentrare una grande potenza in un’area molto piccola, permette ai laser il taglio, l’incisione e la saldatura di metalli; la monocromaticità e coerenza li rende ottimi strumenti di misura di distanze, spostamenti e velocità anche piccolissimi, dell’ordine del millesimo di millimetro; sempre la monocromaticità li rende adatti a trasportare informazioni nelle fibre ottiche o nello spazio libero anche per lunghe distanze come avviene nelle comunicazioni ottiche. – (da Wikipedia)

Lo stesso vale per le virtù del cuore espresse non in forma sentimentale ma in coerente allineamento con le proprie azioni. Ecco, quindi, che belle parole e buoni propositi devono necessariamente manifestarsi nella realtà delle azioni quotidiane. 

L’arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo.” – (John Ruskin)

La non-coerenza genera uno stato di conflitto non solo verso l’esterno ma anche dentro la persona stessa, portando turbamento e infelicità (e a volte malattia) così profondi da non essere in grado di riconoscerne la provenienza. La non-coerenza produce nel nostro vissuto dei rimandi disarmonici e contraddittori, confusioni e incomprensioni, e ciò non tanto per quanto si fa ma per quanto si “è”. Ogni sentiero spirituale insegna che la realtà in cui viviamo è il riflesso della nostra realtà interiore e il nostro stato di coerenza o non-coerenza genera ed esterna un’onda portante che comunica con la Realtà producendo in essa una risposta conseguente a ciò che siamo, e non a ciò che crediamo di essere o vorremmo far credere di essere.

La coerenza qui intesa non è la rigida applicazione di convinzioni personali intransigenti ed esclusive – e non significa neppure non cambiare mai idea o punto di vista – ma semplicemente far coincidere il pensiero alle parole e, di conseguenza, le parole alle azioni: il nostro interno con l’esterno, come dentro così fuori.

La coerenza è una qualità fondamentale che è sempre stata richiesta a chi intraprende un percorso di crescita spirituale. In tutte le culture sono presenti un gran quantità di detti e affermazioni che mettono in guardia su apparenza e forma che differiscono dal contenuto. Ogni insegnante spirituale, religioso o meno, esorta continuamente l’uomo alla coerenza, additando l’ipocrisia e la falsità come comportamenti che allontanano dal divino.

Praticare la coerenza richiede una profonda sincerità in primo luogo verso se stessi. Al riguardo, c’è un bell’aneddoto su Gandhi.

Un giorno si presentò a Gandhi una mamma, recando seco il proprio bambino, afflitto da una  grave malattia. “Gandhi”, disse la mamma, “aiuta mio figlio a liberarsi dalla schiavitù dello zucchero. Digli di smettere di mangiarlo!” “Torna tra un mese”, rispose Gandhi. La mamma, diligente, tornò dopo un mese. Al che, Gandhi guardò il piccolo e, semplicemente, gli disse:“Smetti di mangiare zucchero”. La storia racconta che la mamma, mesi dopo, incontrando di nuovo Gandhi, gli chiese: “Mio figlio ha davvero smesso di mangiare zucchero. Come mai hai aspettato un mese per dirgli una cosa così semplice? Non avresti potuto dirgliela direttamente la prima volta?” “La prima volta”, rispose Gandhi, “io mangiavo zucchero”.

In questo aneddoto gli elementi d’attenzione sono due. Il primo è che Gandhi non invita a praticare qualcosa che lui per primo non applica. Il secondo è che le parole hanno maggiore efficacia quando sono sorrette da una coerenza di comportamento: infatti, il bambino smise di mangiare zucchero. Ci si potrebbe domandare: il bambino avrebbe ugualmente ubbidito se chi gli chiedeva una rinuncia non l’avesse vissuta a sua volta?

 

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